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La formazione

Giuseppe Garampi crebbe in un ambiente colto e dinamico, immerso fin da piccolo in libri, conversazioni dotte e stimoli intellettuali. Era un ragazzo curioso, con una naturale inclinazione allo studio e un entusiasmo contagioso per ogni forma di sapere. La sua formazione si nutre di queste premesse vivaci, che lo porteranno a diventare, intorno ai vent’anni, il più giovane associato all’Accademia dei Lincei rifondata a Rimini nel 1745.

A rimettere in vita l’Accademia era stato il carismatico e brillante Giovanni Bianchi, alias Iano Planco: medico, erudito, scienziato enciclopedico e collezionista appassionato di libri e idee, oltre che corrispondente con i più importanti intellettuali europei del tempo. La sua casa, in quella che oggi è via Tempio Malatestiano, divenne un punto di riferimento per il sapere: vi si trovavano una biblioteca ben fornita e un museo ricco di reperti archeologici e naturalistici. Bianchi insegnava medicina, logica, greco, archeologia — era una vera enciclopedia vivente, con cui Garampi instaurò un dialogo fitto e continuo, talvolta anche vivacemente critico.

Attorno a Planco si formò una vera e propria generazione di giovani brillanti, e Garampi era tra i più promettenti. Condivideva letture, lezioni e confronti con figure come Giovanni Antonio Battarra, sacerdote e naturalista, autore di importanti studi micologici e botanici; Lorenzo Drudi, futuro bibliotecario della Gambalunga, che porterà a Rimini la prima edizione italiana dell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert. Insieme, vivevano il fermento culturale di una Rimini che, anche grazie alla Biblioteca Gambalunga, guardava sempre più verso la modernità.

Proprio alla Gambalunga, Garampi muove i primi passi concreti nel mondo della cultura. Nel 1741, a soli sedici anni, viene nominato vicecustode di quella che era – e resta – la più importante istituzione culturale cittadina, fondata nel 1619 per volontà del nobile Alessandro Gambalunga. Lì, tra scaffali colmi e preziosi manoscritti, affianca Stefano Galli nel lavoro quotidiano. Ma Giuseppe non si limita a custodire: studia, cataloga, approfondisce. Per lui la biblioteca è un organismo vivo, un luogo in cui memoria e futuro si intrecciano, si rispecchiano, si alimentano a vicenda.

I suoi interessi si sviluppano fin da subito in modo trasversale: diritto, storia, letteratura, antiquaria. Passioni che non solo coltiverà per tutta la vita, ma che daranno forma a una carriera intellettuale e diplomatica di ampio respiro. A Firenze frequenta Giovanni Lami, uno dei fondatori delle Novelle Letterarie, e a Modena incontra il grande storico Ludovico Antonio Muratori.

Nonostante gli incarichi istituzionali lo portino spesso lontano — in Germania, Polonia, nei Paesi Bassi, in Ungheria e in Austria — Garampi rimane sempre profondamente legato a Rimini. Le lettere inviate al fratello Francesco, da ogni angolo d’Europa, sono piene di affetto e testimoniano un legame mai interrotto con la sua città.

Un legame tanto forte da spingere i cronisti locali, Giangi e Zanotti, a immaginare per lui e per il cardinale Banditi una medaglia celebrativa: un omaggio che li avrebbe associati ai grandi monumenti storici e artistici della città, rendendoli – come quei luoghi simbolici – fonte di gloria perpetua per Rimini.

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