L’erudizione e la curiosità instancabile di Giuseppe Garampi trovano espressione concreta nei preziosi doni che egli lasciò alla sua città nata le, Rimini. Tra questi spiccano autentiche rarità bibliografiche e testimo nianze antichissime, oggi custodite nella Biblioteca civica Gambalunga. Il reperto più antico conservato nella biblioteca è il cosiddetto Papiro Garampi, un frammento risalente al VI secolo. Si tratta di un atto di do nazione di terreni alla Chiesa ravennate, un documento di straordinaria importanza storica che acquista ancor più valore se si considera che completa un altro lacerto analogo, oggi conservato nella Biblioteca Vati cana. È una delle più antiche testimonianze scritte del territorio e del suo rapporto con le istituzioni religiose. La collezione include anche un affascinante manoscritto etiopico, scritto su pergamena, che raccoglie preghiere rivolte alla Vergine Maria. Que sto documento, intriso di spiritualità, rappresenta una finestra sulla fede delle popolazioni africane e sul fervore missionario della Chiesa, che nei secoli ha portato il Vangelo in terre lontane, fino ai confini dell’Estremo Oriente. Proprio dalla Cina proviene un’altra meraviglia della collezione: un trat tato di astronomia di Ferdinando Verbiest, stampato in ideogrammi e splendidamente illustrato. Un’opera che affascina non solo per il suo contenuto scientifico, ma anche per l’eleganza grafica e l’esotismo della sua origine, che raccontano la profondità degli scambi culturali tra mondi allora così distanti. Tra i manoscritti più significativi figura anche un Messale armeno, ricca mente annotato dallo stesso Garampi. L’opera, appartenente alla Con fraternita riminese di San Girolamo — della quale lo studioso era mem bro — fu da lui stesso destinata alla Biblioteca Gambalunga, affinché venisse conservata e valorizzata nel patrimonio cittadino. Il lascito testamentario di Garampi arricchì ulteriormente la biblioteca con un nucleo prezioso di 27 incunaboli, raccolti in 24 volumi. Questi libri rappresentano le prime testimonianze dell’arte tipografica: oggetti nati nei decenni immediatamente successivi all’invenzione della stampa a caratteri mobili, capaci di rivoluzionare la diffusione del sapere. Fra di essi si distinguono ben tre edizioni del De re militari di Roberto Valturio, un’opera che nel Quattrocento conobbe un enorme successo editoriale grazie alle straordinarie xilografie raffiguranti macchine da guerra e tecni che di assedio. Tradotto anche in volgare, fu letto, studiato e posseduto da una delle menti più brillanti del Rinascimento: Leonardo da Vinci.

