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Ricerche e pubblicazioni

14. Giuseppe Garampi, De nummo argenteo Benedicti III pont. max. Dissertatio in qua plura ad pontificiam historiam illustrandam, et Joannae papissae fabulam refellendam proferuntur. Accedunt nummi aliquot Romanorum pontificum hactenus inediti et appendix veterum monumentorum. Roma, Niccolò e Marco Pagliarini, 1749 DPp 525
De nummo argenteo
Giuseppe Garampi, Illustrazione di un antico sigillo della Garfagnana, Roma, Niccolò e Marco Pagliarini, 1759 7 D III 34 op 14
Saggi di osservazioni sui valore delle antiche monete pontificie, [1765-1766] non pubblicato, interrotto dopo la sua nomina all’importante carica di segretario della Cifra, avvenuta nel settembre del 1766.  4 N V 12
Elenchus numismatum quae a cl. mem. cardinali Iosepho Garampio publicae huic Ariminensi bibliothecae legata sunt, [1792] SC-MS 20
Giuseppe Garampi, Memoria della Congregazione delle Santuccie e dei Monasteri alla medesima soggetti estratte dall’Archivio del ven. Mon. di S. Anna di Roma…, 1757 SC-MS 427
 Giuseppe Garampi, Memorie ecclesiastiche appartenenti all'istoria e al culto della b. Chiara di Rimini…, Roma, Niccolò e Marco Pagliarini, 1755 DT 17
Giuseppe Garampi, Relazioni e atti per la causa di beatificazione di Chiara da Rimini, [1743-1756, in copia dal 1697] SC-MS 352
Giovanni Antonio Battarra, Lettera a Giuseppe Garampi, Rimini 14 dicembre 1752, allegati disegni dell’Arca che custodì il corpo della beata Chiara SC-MS 208
Giovanni Antonio Battarra, B. Clarae Ariminensi Monasterium Monialium S. Mariae Angelorum fundatrici et patronae suae D.D Obijt IV Idus Febr. A.D. MCCCXXXXVI. [1700-1755], acquaforte GDS 1783
Giovanni Antonio Battarra incisore, Francesco Longhi (1544-1620) inventore, Vero ritratto della Beata Chiara degli Agolanti fondatrice del Monastero di S. Maria degli Angeli di Rimini tratto da antichissime pitture del Monastero e dalla tavola dell’altar maggiore della Chiesa…, [1700-1755], acquaforte GDS 1782

L’interesse antiquario di Giuseppe Garampi si sviluppa fin dalla giovi nezza, grazie alla formazione ricevuta nella scuola di Giovanni Bianchi e alla frequentazione di Giovanni Antonio Battarra, naturalista e incisore, approfondisce in particolar modo lo studio di monete, medaglie e sigilli, considerandoli strumenti utili per ricostruire con maggiore precisione la storia, in particolare quella della Chiesa. Nel 1749, a soli 24 anni, pubblica De nummo, un’opera dedicata a Papa Benedetto XIV. In questo scritto affronta, tra le altre cose, la leggen da della papessa Giovanna — un racconto nato nel Medioevo secondo cui, tra due papi storici, avrebbe regnato una donna travestita da uomo, scoperta durante una processione a Roma. Garampi, attraverso l’analisi delle fonti e dei documenti numismatici, contribuisce a smontare questo mito, già messo in dubbio da diversi studiosi del suo tempo. Nello stesso anno, pubblica un altro lavoro di taglio documentario, in centrato su un antico sigillo pontificio. Attraverso la sua analisi, Garampi sostiene l’appartenenza della Garfagnana allo Stato della Chiesa. La Garfagnana, regione montuosa tra l’Appennino tosco-emiliano e le Alpi Apuane, era stata nei secoli oggetto di contese territoriali tra vari stati italiani, tra cui il Ducato di Modena e lo Stato Pontificio. In un’epoca in cui le questioni di confine venivano spesso discusse anche attraverso l’interpretazione di documenti storici e simboli araldici, il contributo di Garampi si inserisce in un più ampio sforzo diplomatico e giuridico per rafforzare le pretese dello Stato della Chiesa su quell’area. Nel 1755 pubblica uno studio dedicato alla beata Chiara da Rimini (circa 1282–1326), una figura religiosa molto venerata nella tradizione locale riminese. Nata in una famiglia benestante, condusse in gioventù una vita mondana, ma in seguito a una profonda conversione spirituale abban donò ogni agio per abbracciare una vita di penitenza, povertà e preghie ra. Si ritirò in clausura con un piccolo gruppo di donne devote, conducen do un’esistenza austera e completamente dedicata alla contemplazione e all’assistenza dei poveri. La sua fama crebbe già durante la vita per le sue doti mistiche, la carità e il rigore morale, e dopo la morte il culto popolare si consolidò attorno alla sua figura. Chiara fu venerata come esempio di redenzione e santità femminile, in un’epoca in cui le donne sante erano spesso considerate intermediarie tra il cielo e la terra. A Ri mini, il suo sepolcro divenne luogo di devozione e pellegrinaggio, e la sua memoria rimase viva anche nei secoli successivi, alimentando leggende e racconti che Giuseppe Garampi cercò di distinguere dalla realtà storica attraverso un’indagine documentata. Consultando fonti manoscritte, cro nache locali e testimonianze artistiche — come l’arca che ne conservò il corpo fino alla fine del Seicento — adotta un metodo di ricerca fondato sull’osservazione diretta e sul confronto critico delle fonti, secondo lo spirito della nuova cultura scientifica del Settecento. Trasferitosi a Roma, prosegue le sue indagini storiche e religiose. Ana lizza le origini e la vita della Congregazione delle Santuccie, un piccolo ordine femminile attivo tra Medioevo ed Età moderna, formato da donne dedite a una vita di preghiera, penitenza e opere di carità, spesso in for ma semi-clausurale. Giuseppe Garampi ne studiò la storia attraverso do cumenti d’archivio, cercando di ricostruirne l’origine, l’organizzazione e il culto, con l’intento di riportare alla luce figure e realtà minori, spesso di menticate, ma significative per comprendere la vita religiosa del passato. Si occupa anche dello studio delle reliquie venerate nella basilica di San Pietro, cercando di comprenderne la provenienza e il significato in una prospettiva più storicamente fondata. Un esempio significativo riguarda le reliquie di San Pietro stesso, custodite sotto l’altare maggiore della basilica, per le quali Garampi esaminò le tracce storiche e i resoconti di pellegrini. Inoltre si occupò delle reliquie di Santa Cecilia, la cui incoro nazione avveniva annualmente con grande cerimonia, e delle spoglie di altri santi martiri, cercando di chiarire eventuali discrepanze tra il culto popolare e le informazioni storiche disponibili. Le sue ricerche non mirano allo scontro ideologico, ma a una maggiore chiarezza e precisione nel racconto del passato, anche nei suoi aspetti religiosi e simbolici.

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