C'era una volta a Rimini... il Planetario

Rimini, Planetario, 1964 (Foto D. Mingini)

C'era una volta a Rimini... il Planetario

Tra i servizi fotografici realizzati da Davide Minghini conservati nella Biblioteca Gambalunga ce n’è uno intitolato: Planetario, macchina strana, 6 luglio 1963. Minghini aveva ragione, imbattersi in un planetario non era certo usuale. Gli era capitato di fotografare lo stesso edificio, un paio di anni prima, ancora in costruzione, e sulla busta del negativo aveva appuntato un enigmatico “casa con cappella”. Ma che cos’è un Planetario? Da non confondere con l’osservatorio astronomico lo si può sinteticamente definire come…il cielo in una stanza. Infatti l'immagine più comune di un planetario è quella di un edificio dotato di una grande cupola dove all’interno uno strumento ottico (il vero e proprio planetario) proietta le immagini delle stelle e degli altri corpi celesti, riproducendone i movimenti. Il planetario è quindi l’evoluzione degli antichi globi celesti e delle sfere armillari (in Gambalunga ne è conservata un esemplare del XVII sec. di cui ne parleremo la prossima puntata), cioè rispettivamente la rappresentazione delle stelle e dei pianeti riportata su un globo, come fosse un mappamondo, o la rappresentazione del moto dei pianeti e la posizione delle stelle attraverso un meccanismo ruotante ad anelli dove al centro è posta la Terra (nel sistema geocentrico) o il Sole (nel sistema eliocentrico). Il primo planetario moderno fu progettato in Germania dalla Zeiss, nel 1919, l’evoluzione di questo modello arrivò in Italia come parte dei risarcimenti dei danni della prima guerra mondiale e nel 1928 venne installato sotto la cupola dell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano, a Roma e costituì il primo planetario realizzato fuori dalla Germania. Nel 1930, a Milano, viene inaugurato il primo vero e proprio planetario costruito in Italia: con una cupola di quasi 20 metri di diametro può ospitare 350 persone.

Rimini, 33 anni dopo. Domenica 23 giugno 1963. Primo Forcelli, muratore di 67 anni, appassionato di astronomia e meccanica, al civico 8 di Viale Rimembranze, ha pazientemente e meticolosamente disposto tutto per l’inaugurazione del “suo” planetario.

L’interno dell’edificio odora ancora di vernice fresca, la balaustra del balconcino è orlata di bandierine. L’ingresso è sbarrato da un bel nastrino tricolore, che il pezzo più grosso delle autorità avrà l’onore di tagliare. Primo ha pensato perfino al ricevimento. Una cosa modesta, siamo d’accordo, dato che lui non si è mai trovato in queste circostanze: ma tre bottiglie di vermut e qualche chilo di biscotti li ha pur comprati. L’invito per le autorità e le persone più in vista è fissato per le ore 10. Un’ora comoda per tutti, pensa il Forcellini, prima vengono a vedere il planetario, poi vanno a fare il bagno. Ma alle 10 non si vede anima viva. Mezz’ora dopo, ecco, finalmente che arriva un signore alto, biondo, dal portamento distinto. Forcellini gli va incontro premurosamente e gli dà, come meglio può, il benvenuto. Passa un’altra mezz’ora. Degli invitato (una sessantina!) nemmeno l’ombra.

Forcellini nel frattempo riversa la sua delusione e la sua amarezza sull’unico visitatore. Costui lo ascolta con benevola attenzione, lo conforta, lo incoraggia. E viene così a sapere le caratteristiche della singolare costruzione, il funzionamento del meccanismo dei solstizi e degli equinozi, del perielio e dell’afelio, del giorno e della notte, ed anche i progetti e le speranze dell’ideatore di quel po’ po’ di roba. Prima di congedarsi il cortese signore spiega al Forcellini la sua presenza: è l’agente incaricato di stabilire le tasse erariali sui biglietti d’ingresso. Potete immaginare come ci rimane il Forcellini. Purtoppo non c’è nulla da fare: la giornata inaugurale termina con zero visitatori e l’esborso di una tassa di 50.000 lire.

Primo Forcellini nasce a Coriano, l’8 aprile 1897, in una famiglia contadina, di nazionalità sammarinese, sin da piccolo lavora nei campi e riesce a frequentare solamente la prima elementare. A 13 anni va a Roma, dove vive facendo prima il garzone in una carrozzeria e poi il manovale in un cantiere edile. Emigra in Svizzera dove fa il muratore, poi a Milano dove sembra trovare una sistemazione definitiva nelle officine della Breda. Purtroppo s’ammala ed è costretto a far ritorno a casa. A San Marino riprende il mestiere di muratore, rivelando tuttavia, in numerose occasioni, una certa genialità nel campo della meccanica. Nel 1938 Primo si trova a Milano a visitare la fiera campionaria. Un amico gli descrive le meraviglie di un edificio a cupola, nell’interno del quale si proiettano le posizioni degli astri e dei pianeti nel cielo. Prezzo d’ingresso tre lire. Il giorno stesso Forcellini varca la soglia del Planetario. Rimane affascinato e sbalordito.

Tornato a San Marino, si ficca in testa di costruirsi, tutto da sé, qualcosa di simile a ciò che ha potuto ammirare a Milano. S’accorge purtroppo che le difficoltà sono imponenti. Lui è un semplice muratore, non ha cultura, non ha quattrini. Ma non per questo si perde d’animo. Di giorno sgobba come una bestia a tirar su mattoni, di notte studia libri d’astronomia e di meccanica celeste. Dàgli oggi, dàgli domani arriva il momento di passare al piano pratico. Progetta e costruisce più di un centinaio di congegni e di apparecchi, ma dove metterli? C’è l’ostacolo dell’edificio. Dove erigere un planetario? Forcellini avrebbe voluto (era il 1952) che sorgesse nella sua San Marino, vicino alla Rocca, purtroppo gli negano il permesso. Allora, assieme alla moglie, si trasferisce alla periferia di Rimini. Nel 1960 incarica l’ingegnere Antonio Collinucci di redigere il progetto del planetario e, fra il mare e la Via Flaminia, in tre anni di intenso lavoro, realizza il suo grande sogno.

Il planetario, finito, misura, nel suo complesso, 350 metri quadrati, la sala ne occupa 254 e può ospitare 150 visitatori alla volta. La cupola ha un diametro di 18 metri ed è alta 12. All’interno di essa, sullo sfondo azzurro, sfavillano alternativamente le stelle dei due emisferi, dalla prima alla terza grandezza. “Il mio planetario – spiega Forcellini, intervistato da Nevio Matteini nel gennaio del 1964 per la Domenica del Corriere – ha scopi puramente dimostrativi. È diverso tuttavia da quelli di Milano e di Roma, gli unici esistenti in Italia. Questi mostrano il firmamento visto dalla superficie terrestre; il mio è congegnato in modo tale che i movimenti degli astri siano visti da un punto posto fuori della terra, come, per esempio, da una nave spaziale. Ciò perché anche i profani di astronomia possano conoscere la perfetta armonia dell’universo e la bellezza della natura”. L’impresa di Forcellini incuriosisce persino i media, tanto che La Settimana INCOM, popolare cinegiornale dell’epoca, gli dedica un servizio il 14 febbraio del 1964. Esattamente un mese dopo Matteini ripubblica, dalle colonne del Corriere Mercantile, il racconto dell’impresa di Forcellini stilandone, però, un magro bilancio dei primi 8 mesi di attività. I visitatori sono stati poche decine. Quasi tutti turisti. Per la maggior parte tedeschi e inglesi. Tirando le somme, fra spese per terreno, edificio, tasse, energia elettrica, il Forcellini ha ricavato una lira e mezzo per biglietto. Neppure i soldi per la luce d’un mese! Ma non crediate che sia avvilito per questo. Non rimpiange le varie decine di milioni che gli è costato il “suo” planetario; non soffre di dover campare, lui e la moglie in maniera modestissima, occupando, per esempio, un appartamento di due sole stanze; lo addolora, al contrario, l’indifferenza della gente. Di tutti: italiani e sammarinesi, ricchi e poveri, giovani e vecchi, studenti e no. Sul Finale Matteini svela anche che Forcellini sta preparando qualcosa di originale. Questa volta si tratta di un orologio-faro, che segnerà per mezzo di luci colorate le ore e i minuti. Ha deciso di installarlo due o tre metri sopra la cupola del planetario. Chi transiterà di notte sulla Via Flaminia, potrà regolare l’orologio sulle radiazioni luminose. Allora può darsi che qualcuno dedichi un pensiero di riconoscenza all’umile muratore, che ha passato un’intera esistenza ad inseguire, per sè e per gli altri, l’eterno pellegrinare delle stelle.

Nelle guide turistiche degli anni sessanta il planetario compare nell'elenco delle varie attrazioni che si possono visitare in riviera e si svolgerà attività didattica con le scuole.

Forcellini morirà il 30 dicembre 1973 e con la sua scomparsa anche il planetario chiuderà i battenti.

Dal 1980 sotto la cupola del planetario splenderanno, invece, ben altre stelle, quelle del Night Crazy Love.

 

Bibliografia

Nevio Matteini, Il muratore che da solo ha costruito un planetario. Il lavoro è durato 3 anni. Ma pochi hanno voluto vedere le stelle. I visitatori sono stati alcune decine. E non si sono ricavati neppure i soldi per la luce, La Domenica del Corriere gennaio 1964

Nevio Matteini, Il planetario di un muratore Sanmarinese. Si è fatto il firmamento visto da una nave spaziale, Il Piccolo, 10 marzo 1964

Nevio Matteini, Primo Forcellini muratore e il planetario di Rimini. L’ha costruito tutto da sé ma la gente non lo ha ancora ricompensato, con la sua presenza, di tanta commovente tenacia e di tanto appassionato lavoro, Il Corriere mercantile, sabato 14 marzo 1964

Flavio Lombardini, Rimini secolo XX, Rimini, 1968

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