Dall’archivio Minghini: 42 anni fa la prima donna bagnino di salvataggio

5 Luglio 1981 Roberta Cialdini (Foto D. Minghini)

Estate 1980. Spiaggia di Rimini. Attenzione prego, ordine di servizio per i marinai di salvataggio, ammainare la bandiera rossa e issare la bandiera bianca. Il messaggio, diramato dagli altoparlanti della Publiphono, dava avvio alla giornata lavorativa dei salvataggi che avrebbero permesso, con la loro sorveglianza, ai presenti in spiaggia di potersi tuffare e divertirsi in mare in tutta sicurezza. Ben lontano ancora dall’icona mediatica di Baywatch il salvataggio romagnolo si era già costruito, nei decenni precedenti, un solido ruolo nell’immaginario collettivo: sciupafemmine ma anche galantuomo, corteggiatore seriale ma anche romanticone, insomma un re della spiaggia. Importante tassello di quel puzzle che passa sotto il nome di ospitalità romagnola che significa capacità di accoglienza, offerta di servizi turistici per ogni età e divertimenti di ogni genere, una cosa era certa: il salvataggio era e sarebbe stato uomo, maschio! A sparigliare le carte il 26 giugno del 1980 il Resto del Carlino pubblica un articolo dedicato ad illustrare l’attività di questa importante figura nella vita di spiaggia: 8 ore in mezzo al mare per proteggere i bagnanti. E a noi, chi ci salva? A corredo dell’articolo c’è la rituale foto di un moscone di salvataggio in mezzo al mare ma ai remi non troviamo la consueta immagine ma impegnata nella voga c’è una giovane ragazza mentre la didascalia recita: La prima “bagnina” di salvataggio: Roberta Cialdini, di Rimini. Autore della foto è Davide Minghini.

A fargli eco il 12 luglio successivo è il periodico balneare Riviera Eco che pubblica un’altra foto di Minghini che ritrae Roberta sulla battigia, accanto al moscone di servizio. Il breve trafiletto ci racconta che Roberta è la prima donna-salvataggio di tutta la riviera italiana, studentessa riminese che svolge servizio presso il Bagno n. 1. Ma è l’anno successivo che su Roberta scatta un certo interesse mediatico anche livello nazionale. È il 7 luglio 1981 quando Il Resto del Carlino pubblica un articolo intitolato Remo, moscone e reggiseno. Faccia a faccia con una donna salvataggio a cui fa seguito, il 16 luglio Il Corriere d'Informazione, di Milano, dove in un paginone dedicato alle agitazioni sindacali dei lavoratori del comparto turistico inserisce un box centrale con foto di Roberta dal titolo: A Rimini puoi essere salvato da una bella ragazza-bagnino. L’articolo esordisce così: “Anche nella maschilissima cooperativa bagnini di salvataggio […] è entrato il vento del femminismo. Ve l’ha portato Roberta Cialdini una bellissima e simpaticissima ragazza ventenne”. Quell’estate si susseguono altri articoli su quotidiani e periodici nazionali da Il Corriere d'informazione a Il Tempo a Oggi.

Abbiamo rintracciato Roberta e ci siamo fatti raccontare chi è e qualche aneddoto sulla sua esperienza. Roberta è originaria di Fano, si trasferisce a Rimini nel 1965, sin da piccola pratica molti sport ma il particolare feeling con l'acqua la porta ad impegnarsi nel nuoto e già a 15 anni diventa istruttrice presso la Piscina comunale di Rimini. A 18 anni, seguita da Giorgio Gori, il decano dell'organizzazione dei corsi per il salvamento, consegue il brevetto di Salvataggio. Nel 1980, quando Roberta si presenta alla Cooperativa bagnini per l'assegnazione della zona dove effettuare il servizio, si trova davanti all’imbarazzo dell'impiegato che si aspettava di trovarsi davanti un Roberto, impuntando la declinazione del nome al femminile ad un errore di trascrizione. Assegnata quindi al Bagno n. 1 il primo giorno di servizio, il bagnino, anch'esso munito del brevetto di Salvataggio, l'accoglie bene, anzi una volta consegnategli remi, salvagente e mostrato il moscone, volendola ulteriormente rassicurare si lascia andare all'esclamazione "Vai tranquilla che dove non arrivi te arrivo io!" Evidentemente espressa in tono paterno e con benevole intenzioni, tradisce comunque una certa ritrosia a riconoscere ad una donna la capacità di svolgere un lavoro normalmente considerato maschile, anche se per esercitarlo Roberta ha dovuto affrontare un corso teorico-pratico tutt'altro che semplice, anche dal punto di vista fisico. E qui bisogna riconoscere che la componente muscolare, in un lavoro come il servizio di salvataggio, non è assolutamente trascurabile, soprattutto perchè il moscone di servizio può arrivare a pesare oltre i 110 kg e vogare con mare mosso è tutt’altro che una passeggiata. Roberta ci racconta ancora che all’inizio l’integrazione coi colleghi non è stata facile, veniva vista un po’ come un’intrusa e si è dovuta guadagnare il suo posto con i fatti. Tuttavia, a parte qualche isolato caso dove la goliardia ha sconfinato un po’ e qualche gavettone ferragostano effettuato con un po’ troppa cattiveria l’esperienza è stata senz’altro più che positiva. Roberta ci racconta ancora un altro episodio che testimonia sempre lo stupore di trovarsi una donna a svolgere un lavoro tradizionalmente maschile, fu quella volta che dovendo sostituire un collega in un altro Bagno, pur indossando la maglietta d’ordinanza si è vista rincorrere dal titolare dello stabilimento perché sospettata di essere una ladra dei remi e del salvagente che aveva appena prelevato per dirigersi alla sua postazione. Il primo salvataggio effettuato da Roberta fu un “classico”: le toccò soccorrere un    turista tedesco che si avventurò in acqua dopo aver abbondantemente abusato della buona cucina romagnola.

Questo 40 anni fa, ma oggi? Ci risponde Andrea Manduchi, referente dell’Associazione Marinai di salvataggio della Provincia di Rimini: “Oggi Sui 33 km di costa della Provincia di Rimini da Bellaria a Cattolica sono in servizio circa 300 marinai di Salvataggio mentre sui 16 km di costa del Comune di Rimini sono 90, di questi 4 sono donne. Tutti, uomini e donne, sono seri professionisti ed è grazie a loro che i bagnanti possono trascorrere in sicurezza e serenità i loro bagni". Prima di salutarci a Roberta chiediamo un’ultima cosa che ci solletica la curiosità, lo stipendio della prima stagione come lo ha impiegato? La risposta non ci ha affatto stupito: "mi sono comprata una moto, una Yamaha 600 Tenerè, con la quale ho scorrazzato in lungo e in largo con gli amici". Le scelta di Roberta non sono mai state scontate, infatti a metà anni ’80 entra nella Polizia di Stato (bisogna sapere che è solo dal 1981 che esiste il corpo unificato, prima esisteva il Corpo femminile con incarichi specifici), frequenta la scuola di Polizia a Senigallia e quindi viene destinata alla Questura di Bologna, dove conosce il marito, anch’esso riminese. Successivamente viene assegnata all’aeroporto di Rimini dove concluderà la propria carriera lavorativa con il grado di assistente capo coordinatore.

Oggi Roberta è mamma di tre figli e giovanissima nonna di un nipotino ed in attesa del secondo.

Auguri Roberta!

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