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La Gambalunga racconta: 1985 Pesce d'aprile al Borgo San Giuliano!

La Gambalunga racconta - Pesce d'aprile!
La Gambalunga racconta - Pesce d'aprile!
Il Resto del Carlino del 2 aprile 1985
Circolo del Borgo San Giuliano. Da sinistra Giulio Ghinelli, Carlo Tonini detto “Tolo” e Francesco Piscaglia. Chiacchiere da bar sullo scherzo (Biblioteca Gambalunga - Archivio D. Minghini)
Borgo San Giuliano, 2 aprile 1985. Pesce d'aprile (Biblioteca Gambalunga - Archivio D. Minghini)
Borgo San Giuliano, 2 aprile 1985. Una delle vie del borgo teatro del Pesce d'aprile (Biblioteca Gambalunga - Archivio D. Minghini)
Il Goliardo di domenica 1 aprile 1923 - Biblioteca Gambalunga
Il Goliardo 1 aprile 1924 - Biblioteca Gambalunga

La Gambalunga racconta: 1985 Pesce d'aprile al Borgo San Giuliano! 🐟🐟🐟

 

Borgo San Giuliano. Ore 6,30 del mattino. Un'auto bianca si aggira per le strade del borgo, ad ogni incrocio si ferma e due ragazzi, con la bocca protetta da una mascherina antibatterica, scendono e delimitano la strada con delle strisce di plastica bianche e rosse, di quelle usate per i cantieri. Nel frattempo dagli altoparlanti posti sul tetto dell'auto esce a ciclo continuo una voce: “Il borgo è infetto. C'è un'epidemia di peste pidocchiale. Non bevete acqua dai rubinetti. Tappatevi naso e bocca. Copritevi la testa. Se temete di essere già stati contagiati, portatevi nella piazzetta Santa Caterina dove è stato installato un centro di pronto soccorso”. Il microcosmo del borgo piomba subito nel panico e parte il tam tam: “Hai sentito? Ci sono già stati parecchi ricoveri all'ospedale”. “E io che ho bevuto almeno mezza bottiglia?...” “...Dicono che in piazzetta ci sono due infermieri che danno un controveleno. Io vado a prenderlo, non si sa mai”.
 

In effetti davanti alla chiesa altri due giovani, in camice bianco, anche loro con una mascherina davanti alla bocca, distribuiscono una bevanda, color nocciola, prelevata da un secchio. Mica male quell'antiveleno! Sembra proprio...cioccolata!. Poi, qualcuno deve aver fatto caso al calendario: primo aprile. Cosicchè il gruppetto di buontemponi, caricato armi e bagagli, se la svigna alla svelta. Qualcuno però si attarda e una pattuglia della polizia, di ronda già dalle 7, ne ferma e identifica un paio. Lo stato d'allarme, al di là del Ponte di Tiberio però dura a lungo. Il centralino dell'Amir, la municipalizzata dell'acqua, per un paio di ore impazzisce. Una telefonata dietro l'altra. “È successo un bel putiferio – dichiara il direttore, Ing. Francesco Ghelli – per tranquillizzare la popolazione ci siamo dovuti rivolgere anche a radio private”.
 

Da nessun'altra parte se non lì, al Borgo San Giuliano, borgo beffardo e cordialmente cinico, poteva andare in scena, il primo aprile del 1985, uno scherzo così collettivo e tondo da passare per verosimile e, nel contempo, così sguaiato da alludere subito al primo aprile con quell'improbabile “epidemia borghigiana”. Un male ristretto, tutto proprio, estraneo al resto della città. Solo quegli anarchici della "rive gauche" del Borgo oltre il fiume potevano celebrare la propria diversità con uno scherzo tanto assurdo da sembrare vero. 

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