Nuovo appuntamento con il viaggio nella scrittura di Silvano Cardellini.
I due articoli proposti mostrano uno degli aspetti più significativi del suo giornalismo l'attenzione costante per la storia della città e per il modo in cui le istituzioni sono chiamate a custodirla, interpretarla e difenderla.
In “Rimini sul caos al Museo inchiesta della Procura”, Cardellini segue una vicenda che solleva interrogativi sulla gestione del patrimonio archeologico e artistico cittadino. È il cronista rigoroso che ricostruisce fatti, responsabilità e conseguenze di una questione che coinvolge direttamente la memoria collettiva della comunità.
In “Io, il vostro unico Signore”, la sua scrittura assume invece i toni dell'ironia e del sarcasmo. Attraverso il caso del presunto discendente dei Malatesta che per mesi riuscì a conquistare attenzione e credibilità, Cardellini non si limita a smascherare un'impostura. Punta lo sguardo anche sulle leggerezze, sulle distrazioni e sulle complicità culturali che ne hanno favorito l'affermazione, chiamando in causa amministratori, istituzioni e protagonisti della vita pubblica.
Due articoli diversi per linguaggio e impostazione, ma uniti da una stessa convinzione la storia di una città non è un ornamento da esibire né un racconto da accettare acriticamente. È un patrimonio da conoscere, verificare e custodire con serietà.
Anche per questo la lezione di Cardellini conserva ancora oggi una straordinaria attualità dietro ogni vicenda sapeva cogliere una domanda più grande sul rapporto tra una comunità, la sua memoria e la responsabilità di chi la rappresenta.
Gli articoli fanno parte della selezione di otto post proposta dalla Biblioteca Gambalunga nell'ambito della campagna "Rimini, una botta d'orgoglio", promossa dal Comune di Rimini per ricordare, a vent'anni dalla scomparsa, una delle voci più autorevoli del giornalismo riminese.
Buona lettura!
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RIMINI: SUL CAOS AL MUSEO INCHIESTA DELLA PROCURA
RIMINI — La vicenda del «museo facile» di Rimini costituisce l'argomento del giorno. E' vero che per entrarvi è bastato, per anni, e per chiunque, presentarsi al bar accanto dove era depositata la chiave? La domanda più clamorosa, contenuta in una interrogazione Dc, Pri, Pli, Psdi al sindaco, fa impallidire. E ancora: dal momento che non esiste un inventario dei beni custoditi e depositati dal museo quale e quanta ricchezza archeologica e artistica (monete, vasi, ceramiche, ecc.) è andata, in questi anni, smarrita o distrutta? Un'altra domanda delle 17 contenute nell'interrogazione.
Da ieri mattina la questione del «museo facile» è passata dalla sala dell'Arengo in via Angherà, vale a dire dai politici alla magistratura. Anche lei vuole vederci chiaro.
Le reazioni il giorno dopo. Il vicesindaco Aldo Mario Cappellini (Psi), indicato dai firmatari dell'interrogazione come amministratore disposto a sottoscrivere il documento, preferisce non parlare: «La questione va approfondita in giunta». Alla Soprintendenza ai beni archeologici di Bologna non cadono dalle nuvole: fanno capire che la situazione è nota e che si trascina da tempo. Apriranno una inchiesta? Non è da escluderlo, la risposta.
In ogni caso, gli inquietanti interrogativi sul «grave stato di disordine, di irregolarità, di provvisorietà e di cattiva conduzione del museo» denunciati dalla presa di posizione dei partiti di minoranza (l'Msi ha chiesto l'apertura ufficiale di una inchiesta da parte di una commissione consiliare) sembrano essere solo le punte di un iceberg assai esteso. I firmatari dell'interrogazione, da parte loro, assicurano di avere già pronte altre, gravi, domande.
La dottoressa Giuliana Gardelli, collaboratrice scientifica del museo dal '76 all'80, rileva che la situazione della struttura pubblica è a dir poco caotica e sotto ogni punto di vista: tecnico, amministrativo, artistico. Insomma, c'è da mettersi le mani nei capelli.
E questa situazione non è certo nuova. Il professor Pier Giorgio Pasini, ispettore onorario alle gallerie, membro della commissione di gestione del museo fino al '75, ricorda che allora tutta la commissione si dimise a cominciare dall'assessore delegato Luciano Gambini perché nessuno condivideva i metodi di gestione della struttura. Giova far presente che da allora ad oggi il comitato di gestione non è stato ricostituito. Lo ricorda in una nota la Dc facendo presente che tutte le sue interrogazioni presentate nel frattempo non hanno avuto risposta.
«Il museo costituisce l'esempio più tipico dell'immobilismo dell'amministrazione comunale. Essa deve ora operare in tempi adeguati e senza riluttanza affinché siano garantite quelle esigenze di efficienza. Ordine e limpidezza necessarie ad una città che vuole svilupparsi anche culturalmente».
L'attenzione, comunque, è ora tutta concentrata sul Consiglio comunale e sulla risposta che il sindaco darà all'interrogazione. Sono in diversi in città a non dormire sonni tranquilli.
s.c.
(Il Resto del Carlino - Carlino Regioni, 12/11/1981)
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IO, IL VOSTRO UNICO SIGNORE
SIGISMONDO RIAPPARE SULLA ROCCA E SBEFFEGGIA IL FALSO DUCA
Silvano Cardellini
Rimini, fratelli, popolo mio. Questa storia va schiantata e non ho mai messo il naso nelle vostre cose ma adesso basta. Qui c'è di mezzo un onore che va salvato. Se a voi piace essere presi in giro, fatti vostri, ma il mio no, per piacere, va lasciato stare. I Malatesta hanno sempre fatto delle opere, mai delle operette. Io non rivendico un bel niente, ma vivaddio, non potete restare alla finestra così. Su che cosa? Non fate i finti tonti. Lo sapete bene. C’è un tale che va dicendo in giro di essere l'ottavo duca di Rimini, discendente mio… Ma stiamo scherzando? Questo qui spende sulla vostra testa una nobilità che non ha, e voi niente… Ducato un accidente!
Avete quattro parlamentari a Roma, dica quattro. Non uno che si sia alzato a dire: «Signor Ministro dei Beni culturali, come la mettiamo con questo tizio...?». Niente silenzio. Tutti dietro alla P2. Giusto giustissimo ma questa specie di duca non ha da imparare un bel niente da Gelli…Ha preso in giro il Vaticano, lo Stato italiano, la Zecca, i Ministeri competenti, «Famiglia Cristiana» e persino l’Arma dei Carabinieri. Gli hanno dato tutti retta. La Zecca – e non fate finta di non saperlo- ha coniato ufficialmente, e per la prima volta nella sua storia, una medaglia privata per la famiglia di questo duca. Un roba mai vista prima.
Da un lato di questo medaglione sono tirato in ballo addirittura io. Dall'altro è chiamata in causa la città di Rimini. Oh, voi non avete diritto niente! Oh voi, non avete detto niente! Il giornale dei Carabinieri è arrivato a scrivere che questa medaglia non è l’unica che sia stata dedicata alla storia malatestiana. In effetti, viene dopo quella del Pisanello e di Matteo de' Pasti.
Che vi venga un accidente, tirano fuori Matteo de' Pasti e voi zitti... Questo falso duca, che si fa chiamare Luigi Gaetano Giulio Malatesta Ripani della Penna, trova la Zecca che gli conia una medaglia apposita dove viene consacrato dallo stato mio discendente e voi state a guardare...
Lo sapete dove hanno celebrato l'anno scorso, l'850° anniversario della famiglia Malatesta? Nella cancelleria apostolica, in Vaticano. Hanno inventato un anniversario che non esiste e track... subito il Vaticano ai loro piedi. Hanno dato ad intendere di avere un archivio di 5 mila documenti segreti del rinascimento italiano, e il Ministero dei Beni Culturali si è forse preoccupato di andare a controllare? Niente. Ma scusate un po', i vostri parlamentari cosa ci stanno a fare a Roma? Oh, non perdono occasione per schiaffarci una bella interrogazione su qualsiasi cosa, ma su questo niente. Questo duca, un giorno ha tirato fuori un antico pezzo di carta che si trova da qualsiasi antiquario e ha detto che era l'almanacco che stavano leggendo Paolo e Francesca al momento del fattaccio. Sono arrivati a giustificare una macchia su quel pezzo di carta come il sangue di Francesca...
Il duca ha tirato fuori altra cartaccia e ha sostenuto che si trattava di lettere confidenziali di Cesare Borgia… La firma di un notaio di nome Paolo è stata proposta come la firma di Paolo il Bello che invece era analfabeta. Oh nessuno dei nostri parlamentari ha preso carta e penna per scrivere al Ministero dei Beni Culturali e dirgli: «Signori belli, perché non fate il vostro dovere di andare ad ispezionare questi documenti?» Niente di niente.
Questo signore di Roma che si fa chiamare duca e il suo diletto figlio che si spaccia per conte sono arrivati al punto di scrivere su una rivista che la Rocca Malatestiana di Rimini era la loro residenza estiva... Va bene che la sapevano tutti che era un carcere, ma perché tutti zitti?
Adesso vi sta arrivando un altro aumento della benzina e voi già pronti a pagare. Lo sapete cosa ho fatto l’Eni il mese scorso? Ha sponsorizzato con dieci milioni una manifestazione del falso conte con tanto di ufficiale dei carabinieri che è andato a ritirare una medaglia e un ministro a presenziare... Anche qui silenzio. Pagate pure l'aumento della benzina, fate, fate; se vi sta bene così...
C’è questo signore che sta prendendo in giro mezza mondo alla faccia vostra e voi li felici e contenti di prendere le torte sul muso. Io mi sono stufato.
Quello che devo dire ve l'ho detto. Ho la coscienza pulita. Adesso arrangiatevi voi, ma se continua questa storia giuro che da quassù faccio piovere da domani a settembre. Dopo, andate a piangere dai vostri parlamentari che la stagione è andata male. Vi meritate questo e altro. Ma che cavolo non vi interessa proprio salvarne un po' la faccia? Io, per conto mio, ho chiuso.
(Il Resto del Carlino - Carlino Riviera Riminese, 01/08/1984)

