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Silvano Cardellini: sul turismo

Terzo appuntamento con il viaggio nella scrittura di Silvano Cardellini.


Questa volta il tema è il turismo, il grande motore economico e identitario di Rimini. Attraverso tre articoli pubblicati tra il 1977 e il 1984, Cardellini racconta un passaggio decisivo della storia della Riviera: gli anni in cui emerge con chiarezza il problema della competitività della destinazione romagnola e della crescente concorrenza delle mete straniere.
Ne "Il prezzo è tutto nel turismo e non siamo più competitivi", "Turismo riminese: una lunga crisi" e "Vanno in Spagna", la cronaca si trasforma in analisi. Cardellini raccoglie dati, opinioni e allarmi lanciati da operatori e amministratori, restituendo un quadro lucido di una stagione di cambiamento che avrebbe segnato profondamente il futuro del turismo adriatico.
Riletti oggi, questi articoli colpiscono per la capacità di anticipare temi che continuano a interrogare il presente: la qualità dell'offerta, la concorrenza internazionale, il rapporto tra prezzi e valore, la necessità di innovare senza perdere la propria identità.
È una delle qualità che rendono ancora attuale il lavoro di Silvano Cardellini: raccontare il proprio tempo con uno sguardo capace di andare oltre l'attualità e di cogliere le trasformazioni profonde della città.

Gli articoli fanno parte della selezione di otto post proposta dalla Biblioteca Gambalunga nell'ambito della campagna "Rimini, una botta d'orgoglio", promossa dal Comune di Rimini per ricordare, a vent'anni dalla scomparsa, una delle voci più autorevoli del giornalismo riminese.


Buona lettura.


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«Il prezzo è tutto nel turismo e non siamo più competitivi»
Lo dice Ercole Tiboni assessore all'urbanistica di Rimini e noto operatore turistico - «Il nostro prodotto è logoro sia dentro sia fuori l'albergo» - Per un inglese andare a Cattolica, Maiorca o Tenerife il costo è pressoché identico - L'on. Sanese: «La domanda estera regredisce dal '70 e non si riesce a bloccare il fenomeno»
RIMINI, 3 — Le distanze appaiono sostenute: per gli operatori del settore la situazione turistica è grigia, per gli enti pubblici è rosa. Come mai?
«I dati degli enti pubblici — sostengono alcuni addetti ai lavori — sono attendibili? Basti pensare che gli albergatori prima dell'inizio della stagione pagano una cifra forfettaria per la tassa di soggiorno e questa cifra, ogni anno, è superiore a quella dell'anno prima. E' chiaro che se i dati relativi agli arrivi sono rapportati alla cifra pagata dall'albergatore le statistiche diranno sempre che tutto va bene».
«Le cose non stanno così — dice il dott. Magnani dell'Azienda di Soggiorno di Rimini —. I nostri dati sono ricavati dalle denunce Istat degli albergatori e questi dati non hanno niente a vedere con il forfait. Noi ci limitiamo a raccogliere le segnalazioni fornite per legge dagli esercizi. Se i dati sono imprecisi è colpa di chi li fornisce».
Superiamo la polemica dei numeri e andiamo avanti. Ercole Tiboni, assessore all'urbanistica, è uno dei più noti operatori turistici della riviera. All'esperienza unisce una lucida visione politica dei problemi che risulta assai utile per un esame non da «qualunquistico» della situazione.
Dice Tiboni: «Il prezzo è tutto e bisogna sottolineare che su questo terreno siamo più competitivi. Faccio un esempio ricavandolo da un catalogo di una agenzia di viaggi inglese: stessa durata della vacanza (12 giorni), stesso luogo di partenza, identico periodo d'agosto. Cattolica costa 121 sterline, Costa del Sol 123, Maiorca 119, Tenerife 153. A prezzi quasi uguali c'è il fatto che a differenza di Cattolica le altre località offrono strutture ricettive ed un ambiente naturale molto migliori.
In sostanza voglio dire che il nostro prodotto è logoro: è logoro l'albergo e quello che c'è fuori, è logora la struttura pubblica, è logora la concezione imprenditoriale. Bisogna dire basta alle statistiche fatte "a occhio", bisogna andare a rilevare le cose sostanziali come l'indice di utilizzo del posto letto. Nel '76 tale indice era di 70/75 giorni. Una industria che lavora solo 70 giorni non è una industria sana, non crea possibilità né di profitto né di ammortamento. Bisogna anche dire basta a chi attribuisce ai rumori, all'ordine pubblico ecc. l'andamento del nostro turismo. Sono alibi perché la sostanza è diversa. Occorre dire ai falsi miti del milione di persone sulla nostra riviera (non ci sono mai stati) e alla stucchevole letteratura dell'ambiente familiare e della pasta fatta in casa».
Tiboni sposta il discorso sui tour operator. Dice: «Il turismo di massa organizzato non sostituisce ma sostiene il turismo individuale. I cataloghi delle agenzie di viaggio costituiscono il reale ed unico fattore promozionale che possediamo. Se usciamo anche dai cataloghi è un dramma anche per il turismo individuale proveniente dall'estero».
Quali sono le prospettive del '77? «L'indice dei 70/75 giorni — sostiene Tiboni — calerà di un 10 per cento. Il calo è piuttosto sostenuto nel turismo organizzato. I mercati inglese e scandinavo che prevalentemente si avvalgono dell'aereo organizzato sono quelli che vanno peggio».
Tiboni fa capire che la nostra costa sta attraversando una crisi non contingente ma strutturale. «Quali misure occorre prendere? Ercole Tiboni è preciso: 1) Tutti — classe dirigente e imprenditori — devono imparare cos'è scientificamente il turismo; 2) bloccare i prezzi. E' una questione che riguarda il governo, i sindacati e gli imprenditori. I sindacati fanno bene ad occuparsi della precarietà dei lavoratori stagionali ma non devono fare carico all'industria turistica che lavora quel tanto che può; 3) occorre ridurre drasticamente il numero dei letti e degli esercizi commerciali se si vuole che il ferragosto, con le sue alte punte, duri 60 giorni e la stagione 120; 4) quello che rimane va decisamente ristrutturato: urbanisticamente, commercialmente, umanamente».
Tiboni ha sul tavolo la famigerata copertina del Der Spiegel con a p. 38 sul piatto di spaghetti. «Le campagne tedesche contro il nostro paese — osserva — sono abituati da quando grossi autentici tedeschi hanno investito notevoli capitali in strutture turistiche in Spagna. La novità di oggi è che a "sparare" sull'Italia è un giornale di sinistra. Evidentemente il dopofranco non dispiace alle forze progressiste tedesche».
L'on. Nicola Sanese è il capo dell'ufficio turismo e commercio della Democrazia cristiana. Dice: «La domanda estera continua a regredire dal 1970 e che non riusciamo a bloccare il fenomeno. Occorrono forti investimenti promozionali all'estero. A questo scopo la Dc ha presentato a fine luglio una proposta di legge per la riforma e la ristrutturazione dell'Enit. La riforma prevede, tra l'altro, un coordinamento delle azioni pubblicitarie all'estero fatte dalle regioni che nel nuovo Enit avranno un ruolo chiave. Per quanto concerne la domanda interna giova rilevare che anch'essa tiene anche se si registra il fenomeno che gli italiani spendono meno giorni di vacanza sulla riviera. In ogni caso, va sempre tenuto presente che fra turismo e situazione economica esiste un saldo rapporto. Da noi tale situazione non è florida e non siamo i soli».
Un'ultima annotazione. Dice Leonardo Franzoni, direttore di una agenzia che si occupa dell'inserzionistica pubblicitaria su giornali italiani e stranieri: «Per la prima volta, quest'anno, facciamo inserzioni con il testo: camere libere in agosto. Non è un segno confortante».

Silvano Cardellini

(Il Resto del Carlino - Carlino Romagna 04/08/1977)


 

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Gli arrivi italiani non compensano i «cali» stranieri

Turismo riminese: una lunga crisi

Secondo Luciano Chicchi, presidente della commissione turismo del comitato circondariale, «le nostre strutture alberghiere sono vecchie e i prezzi non più competitivi» - «La Regione è inconsapevole della situazione» - Gli interventi necessari. Questa foto di Minghini documenta il "pienone" ferragostano sulla spiaggia riminese. Per gli operatori turistici una situazione di questo tipo per tutta la stagione sarebbe un sogno. Le cose, purtroppo, vanno in altro modo. Il calo delle presenze straniere, infatti, si fa sentire pesantemente.


RIMINI, 8 — I dati sul turismo riminese parlano chiaro. Gli arrivi francesi nel 1967 sono stati 29.780 per scendere a 26.500 nel 1976; quelli tedeschi sono passati da 48.760 a 35.500; quelli inglesi da 41.124 a 28.100; quelli svedesi da 21.303 a 6.600; quelli svizzeri da 19.943 a 13.500.
Solo le statistiche relative agli italiani sono positive: da 247.067 a 307.500. Mancano ancora le cifre del ’77 ma è estremamente probabile che dovrebbero aver subito sostanziali modifiche.
Dice Luciano Chicchi, presidente della commissione turismo in seno al comitato circondariale riminese e membro del consiglio nazionale del turismo della democrazia cristiana: «Il nostro turismo sta vivendo la crisi di un’intera fase di sviluppo le cui premesse erano state lanciate subito dopo la guerra. Il dato da sottolineare è che nel primo quinquennio degli anni ’70 la domanda estera, nel nostro Circondario, ha registrato un saggio di decremento annuo del 2,17 per cento, mentre in Italia la domanda estera, nello stesso periodo, segnava un tasso d’incremento dello 0,1 per cento. Il secondo elemento da considerare riguarda la domanda interna che non riesce più a compensare la caduta del movimento estero».
Dice, tuttavia, secondo Chicchi fanno apparire come strutturale e non contingente la crisi del nostro turismo: riferiscono alle giornate d’apertura praticate dagli esercizi alberghieri (dalle 123 giornate del 1967 alle 106 del 1976) e dall’indice di utilizzazione dei posti letto (dall’80 circa nel 1967 al 72).
Dice ancora Chicchi: «Sono dati allarmanti che testimoniano come l’industria turistica sia sempre meno remunerativa e sempre più destinata a vedere aumentare i costi di gestione».
Vengono individuate alcune cause della crisi: l’obsolescenza delle nostre strutture ricettive che non hanno più la capacità di attrazione che avevano negli anni ’60; l’aumento generale dei costi che ha reso meno competitiva la nostra offerta turistica; l’andamento economico interno che non consente ai turisti italiani di surrogare l’assenza di quelli esteri.
Dove cogliere le responsabilità? Dice Chicchi: «C’è una crisi della nostra imprenditorialità alberghiera. All’operatore privato bisogna, tuttavia, dare atto che mancano le condizioni economiche perché lui possa trasformare la sua offerta. L’ente locale, a sua volta, non ha creato strumenti urbanistici ed economici che si ponessero come premessa per consentire una ripresa dello sviluppo imprenditoriale. In questi 20 anni nella zona a mare non sono state creati servizi e strutture d’interesse pubblico quali attrezzature sportive, eccetera. Infine, bisogna dire che la realtà regionale non ha portato né novità né programmazione. A Bologna non c’è assoluta consapevolezza della crisi del nostro turismo. Non sanno che ci troviamo davanti alla contingenza che necessita di una vera e propria riconversione non industriale ma turistica. La crisi non è né conosciuta né guidata. Ed è semplicistica e demagogica la volontà di vietare la trasformazione degli impianti ricettivi in mini-appartamenti, quando poi non si offrono alternative agli operatori economici che peraltro, per rinfoltire lo spirito imprenditoriale e arrivare ad investimenti per la trasformazione dell’offerta, hanno bisogno di strumenti urbanistici diversi e di una nuova politica del credito».
Secondo Chicchi in una situazione del genere è chiaro che una politica conservatrice, volta esclusivamente alla difesa ad oltranza della struttura ricettiva e delle tipologie esistenti, frutto di una disordinata e caotica politica urbanistica, sia una linea suicida.
«Occorre, in sostanza, — egli asserisce — questa benedetta programmazione, che nessuno vuole mettere in atto. C’è bisogno di infrastrutture efficienti, di un assetto urbanistico equilibrato e armonico, della tutela naturale della spiaggia, del verde, della dotazione delle attrezzature sportive ricreative, nonché di servizi più vari che costituiscono elementi insostituibili di richiamo della domanda turistica specialmente estera».
Quali interventi vengono ipotizzati per risollevare le sorti del nostro turismo? Sono tre gli obiettivi che secondo Chicchi bisogna perseguire. Primo, occorre favorire con strumenti urbanistici e finanziari la formazione di unità alberghiere geograficamente vicine. L’integrazione potrebbe consentire la realizzazione e gestione di servizi comuni favorendo così una diminuzione dei costi (sala giochi, parcheggi, verde, cucine, lavanderie ecc.). Secondo, prevedere la costruzione, nelle zone oggi occupate nel pezzo di colonia, di strutture alberghiere, che rispondano alle esigenze qualitative e quantitative del mercato internazionale. Si tratta di realizzare alcune limitate strutture ad alto numero di posti letto interessanti dal momento storico organizzato.
Terzo, aiutare, attraverso forme cooperative, le piccole pensioni a carattere familiare a razionalizzarsi sul piano organizzativo e gestionale.
«Il problema che, tuttavia — afferma Chicchi — ritengo immediato e quello di aprire un chiaro dibattito fra tutte le forze sociali, politiche ed economiche sulla situazione del nostro turismo. Non si tratta di fare processi ma di aprire finalmente gli occhi».

Silvano Cardellini.

(Il Resto del Carlino - Carlino Romagna, 09/09/1977)
 

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Vanno in Spagna

Preoccupazione sulla riviera adriatica per il calo previsto negli arrivi dei turisti inglesi e svedesi
Silvano Cardellini


RIMINI — Nuvole grigio-nere all'orizzonte della prossima estate. I primi segnali sul movimento turistico '84 non sono dei più confortanti. La battuta d'arresto dell'83 risulta confermata e consolidata. Il pessimismo (e non di maniera) regna sovrano lungo tutta la riviera romagnola. I dati disponibili, al momento, riguardano — va detto a titolo parzialmente consolatorio — il turismo organizzato dalle agenzie di viaggio straniere che controllano mediamente il 30% dell'intero fatturato dell'industria adriatica delle vacanze. Si tratta di una percentuale relativamente consistente, ma in ogni caso — dicono gli esperti — indicativa delle linee di tendenza del grosso del movimento turistico rappresentato da chi viene in vacanza senza appoggiarsi al tour-operator. Infatti, anche su questo versante le prime indicazioni non sono rosee.
Tutte le speranze sono riposte così all'importante mercato italiano che però, al momento (ma troppo presto) e ad una improbabile svalutazione della lira (utile per l'estero).
Osservatorio privilegiato per cogliere gli umori del turismo europeo è l'Aeradria di Rimini, la società che gestisce i servizi a terra dello scalo aeroportuale adriatico. La situazione è questa. A fine dicembre '83 i diversi tour-operator che usano i voli charter per trasportare in riviera i loro clienti avevano già prenotato — arrivo complessivo sull'Adriatico di 175mila passeggeri. Questo numero, dopo tagli consistenti, si è ridotto (a tutto ieri) fino a 142.277: un meno 18,70%; 8 punti in più di quanto i dirigenti dell'Aeradria avessero previsto. Le cadute più grosse riguardano l'Inghilterra (passata da una programmazione di 91.544 passeggeri ad una conferma di soli 67.486: —26,41%), la Finlandia e il Belgio (—14,53%), l'Islanda (—38%). La Svezia (—20%).
Sostanziale tenuta del mercato tedesco che, tuttavia, per l'uso di voli charter non sembra far molto testo.
Cosa succede in Inghilterra? «Succede — dice Mario Paolini, direttore dell'Aeradria — che la Spagna è in testa alla classifica per la vendita di vacanze. Significativa la testimonianza del direttore dell'“Horizon”, una delle maggiori agenzie di viaggio inglesi: ogni 10 sudditi della regina Elisabetta che vanno in ferie all'estero 7 volano da Juan Carlos.
Non c'è niente da fare: la Spagna è la bestia nera per l'Italia, dice Giorgio Paesani, direttore di “Promozione alberghiera”, la maggiore cooperativa di hotel di tutta la riviera romagnola: «I concorrenti lamentati da tutti gli operatori è unanime. Per l'Italia, al momento, c'è un calo netto di prenotazioni intorno al 20-30%. In Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda, poi, della nostra offerta turistica sembrano non volerne proprio sapere. Quando telefono a Londra la risposta è sempre la stessa: appena abbiamo finito di vendere la Spagna speriamo di dirottare qualcosa in Italia. Dalla Germania, per ora, niente di nuovo. Tiene abbastanza il mercato delle agenzie di viaggio che usano il pullman per portare i turisti sull'Adriatico, ma sul resto tutto fermo. Il ritardo di prenotazioni è consistente.
I tedeschi ormai aspettano l'ultimo minuto (e l'ultimo prezzo stracciato) per scegliere dove andare».
Lacrime grosse così anche da parte di Antonio Mantuano, presidente degli albergatori riminesi, appena reduce da un sondaggio presso i colleghi: «Va malissimo. Prenotazioni poche, per non dire inesistenti. Brutta la situazione tedesca, Inghilterra come scomparsa, Francia stazionaria sullo scarso, Austria così-così. Per l'Italia è ancora troppo presto».
L'altro giorno vertice a Rimini degli agenti di viaggio locali per fare il punto della situazione. Riferisce Ercole Tiboni, il più «anziano»: «Le linee di tendenza degli anni scorsi vanno purtroppo confermate. Ma questa volta il quadro è ancora più negativo perché ci troviamo di fronte a mercati (Inghilterra e Germania) che registrano un aumento di turisti in uscita. Il fatto è che vanno da altre parti.
“Vanno — aggiunge Primo Grassi, direttore del Consorzio per la promozione della riviera — dove la vacanza costa meno. È ora di rendersene conto che con i nostri prezzi stiamo andando fuori mercato”.»

 

(Il Resto del Carlino - Carlino Interni – 05/04/1984, pag.4)

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