La Gambalunga racconta. Rimini 27 giugno 1964: arriva la Fiamma Olimpica

La lettera del CIO che inserisce la Filatelia Olimpico-Sportiva nelle manifestazioni d'arte delle Olimpiadi
22 maggio 1964. L'architetta giapponese Yasuko Morita è a Rimini per l'allestimento della mostra
Resto del Carlino del 21 giugno 1964
Resto del Carlino del 25 giugno 1964
In Piazza Cavour si attende l'arrivo della Fiaccola Olimpica
27 giugno 1964. Aeroporto di Miramare: la Fiamma Olimpica arriva a Rimini
A sinistra La hostess Meris Calcina e al centro Libero Missirini rappresentante CONI-Rimini
Meris Calcina consegna la Fiaccola Olimpica al primo tedoforo
Partenza del primo tedoforo verso Piazza Cavour
Scambio della Fiaccola Olimpica.
A sinistra il vigile Aldo Trovanelli e dietro si intravede il fotografo Davide Minghini
Ingresso in Piazza Cavour dell'ultimo tedoforo
Consegna della fiaccola alla ginnasta forlivese Miranda Cicognani
Miranda Cicognani accende il tripode
Nel tripode arde la Fiamma Olimpica
Vengono liberati 1500 colombi
Una delegazione giapponese. Il terzo da destra Luciano Gorini, Presidente dell'Azienda di Soggiorno
L'Onorevole Remo Gasperi, Sottosegretario di Stato alle Poste e Telecomunicazioni, inaugura l'esposizione
Da sinistra il Sindaco di Rimini Walter Ceccaroni, l'On. Remo Gasperi, Luciano Gorini e l'On. Gino Mattarelli si dirigono alla Sala dell'Arengo
L'On. Remo Gasperi saluta i tedofori
Al microfono l'On. Remo Gasperi, dietro di lui il sindaco Walter Ceccaroni e alla sua destra Luciano Gorini
Il Resto del Carlino del 29 giugno 1964
Il Resto del Carlino del 30 giugno 1964
Il Resto del Carlino dell'1 luglio 1964
Il Resto del Carlino del 6 luglio 1964
Foglietto dei francobolli di Verso Tokyo '64
Cartolina Verso Tokyio '64

È una mattina di fine giugno e per il fotografo Davide Minghini trovarsi a bordo pista dell’aeroporto di Miramare, per scattare qualche foto per l’Azienda di soggiorno o per illustrare un articolo del Resto del Carlino, è normale prassi. Siamo nell’epoca d’oro del turismo riminese e in quella stagione, solo da Gran Bretagna e Svezia, sarebbero arrivati oltre 1200 aerei. Ma quello appena atterrato, e che Minghini sta già inquadrando nel suo mirino, non è come gli altri. Quando si aprirà il portellone non scenderanno dalle scale biondi turisti nordici dalla carnagione bianco latte, pronti a crogiolarsi sotto il sole nelle spiagge riminesi. Innanzitutto, l’aereo arriva dalla Grecia, provenienza inusuale per lo scalo riminese ma, ancora più inusuale è la speciale “passeggera” che sta trasportando. Chi è presente sa che sta partecipando ad un avvenimento unico, come lo saranno tutti quelli successivi nella mattinata riminese. Ed ecco il momento tanto atteso. Esce dall’aereo, scende qualche gradino e accompagnata dal Comandante, sosta sulla cima della scaletta la hostess Meris Calcina che nella mano destra stringe la preziosa viaggiatrice: la Fiaccola Olimpica. Tutti sappiamo che la Fiamma parte dalla città di Olimpia per arrivare al paese dove si svolgono i Giochi e servirà ad accenderà il Tripode, il braciere dove la fiamma arderà per tutta la loro durata. Ma in Italia, a Roma, i Giochi ci sono stati quattro anni prima, mentre nel 1964, a ottobre, sarà il turno di Tokyo, una città che dista 10.000 km da Rimini. 
Ma allora, perché la Fiamma Olimpica è a Rimini?

Per scoprire il perché bisogna fare un passo indietro di 5 anni. 
Nel 1959 il Circolo Filatelico Numismatico riminese, fondato nel 1940, è un club molto attivo, anche durante la guerra e il passaggio del fronte i soci avevano proseguito i loro incontri, e in quasi vent’anni di attività era riuscito ad organizzare manifestazioni, nazionali e internazionali, di grande rilievo. Nel febbraio di quell’anno il Circolo, sollecitato dai maggiori esponenti della filatelia sportiva, italiani e stranieri, dà vita ad un organismo internazionale denominato Centro Internazionale di Filatelia Sportiva (CIFS) con sede permanente a Rimini. Tra le prime azioni che il CIFS intraprende c’è quella di inoltrare istanza al Comitato Internazionale Olimpico (CIO), attraverso il loro delegato al CONI, capitano Carlo Condarelli, affinché si inserisse, nell’ordine del giorno della XVI Sessione, in programma a San Francisco nel 1960, la proposta che la filatelia sport olimpica fosse compresa tra le manifestazioni d’arte collaterali ai Giochi Olimpici.


Il 18 maggio 1960 giunse la comunicazione ufficiale che la proposta avanzata dal CIFS era stata accettata all’unanimità. 
 

Da quel momento fu chiaro che per il Circolo si sarebbe aperta la possibilità di organizzare, a Rimini, un evento del tutto nuovo e di portata mondiale. Le prime Olimpiadi dove inserire questa manifestazione sarebbero state quelle giapponesi del 1964. A questa esposizione, denominata “Verso Tokyo ’64”, una sorta di olimpiade del francobollo, bisognava però arrivare ben preparati. Così, per rodare tutti gli ingranaggi organizzativi, il 15 giugno 1960 aprì i battenti la terza edizione della mostra PHI-NU-MAX che ebbe un carattere prevalentemente sportivo in considerazione dei Giochi che si sarebbero disputati a Roma nell’agosto seguente. Mentre nel 1962 si svolse una vera e propria prova generale, che venne denominata “pre Verso Tokyo ‘64”. Le due manifestazioni ebbero ottimi riscontri e nel dicembre 1963 il CIFS divulgò, in tutti i paesi del mondo, il primo chiudilettera di propaganda della “Verso Tokyo ’64”, programmata dal 27 giugno al 5 luglio. Si aprivano ora sei mesi di duro lavoro per l’organizzazione della manifestazione. L’Amministrazione comunale mise a disposizione la sala del Teatro  e contribuì all’allestimento. Ricordiamo che fino al 1968 questo, assieme alla Sala dell’Arengo, erano gli unici spazi espositivi di una certa ampiezza per l’organizzazione di fiere e mostre. L’Azienda di Soggiorno, presieduta da Luciano Gorini, si sobbarcò l’intero onere finanziario. 

Per il Giappone le Olimpiadi costituivano un evento di enorme importanza. Sarebbero state le prime in Asia poiché la designazione di Tokyo, come sede per i giochi del ’40, venne poi annullata nel ’38 a causa dell’invasione della Cina da parte dell’esercito giapponese. Poi ci fu la Seconda guerra mondiale che fece slittare le designazioni e nel ’48 il Giappone venne escluso dai giochi come nazione perdente. Riammessa nel CIO nel 1950 riuscì a partecipare ai giochi di Helsinki ’52. Perciò nulla di ciò che avesse avuto a che fare con queste Olimpiadi sarebbe stato lasciato al caso. Il 22 maggio, infatti, arrivò a Rimini l’architetta Yasuko Morita per soprintendere ai lavori di allestimento. È ancora l’obiettivo di Davide Minghini che fissa alcuni istanti di questa visita ritraendo Yasuko Morita con Severino Massari, Segretario generale del Comitato organizzatore e con Giulio Cumo, consulente tecnico ed artistico. A giudicare dai sorrisi sembra che la creatività romagnola abbia trovato sponda nelle meticolosità organizzativa giapponese nel pianificare una manifestazione che sarebbe stata la prima al mondo del suo genere. Un avvenimento di tale importanza non poteva non avere l’appoggio della massima carica istituzionale italiana. L’onorevole Gino Zannini, infatti, riuscì ad ottenere l’alto patronato del Presidente della Repubblica e la presenza del presidente del Senato Cesare Merzagora all’inaugurazione. Merzagora poi non riuscì a tagliare il nastro inaugurale a causa della caduta del Governo Moro, il primo di centro-sinistra, dimessosi il 25 giugno: due giorni prima dell’inizio della mostra. 

Alla “Verso Tokyo ‘64”, essendo a tutti gli effetti una manifestazione ufficiale delle Olimpiadi, non sarebbe potuta mancare la presenza della Fiaccola Olimpica. Fiaccola che dall’aeroporto, dopo aver sfilato per il lungomare e per le vie della città, passata di mano in mano da tedofori composti da atleti militari della 5° Aerobrigata e del 18° Reggimento Artiglieri di stanza a Rimini e da studenti e studentesse riminesi, avrebbe fatto ingresso, annunciata da tre squilli di tromba, in Piazza Cavour. Qui l’ultimo tedoforo avrebbe consegnato la fiaccola nelle mani della ginnasta forlivese Miranda Cicognani per accendere il tripode. Contemporaneamente sarebbero state issate le bandiere giapponese e italiana, al suono dell’inno olimpico. Il volo di 1.500 colombi avrebbe quindi chiuso la cerimonia inaugurale. Così era stato previsto e così fu, mentre l’obiettivo di Davide Minghini fissava per sempre quegli eventi che sarebbero confluiti in quello straordinario scrigno di memoria collettiva della città rappresentato dal suo archivio fotografico, oggi conservato alla Gambalunghiana. 

Il consuntivo della manifestazione fu eccezionale: 104 collezioni esposte e 21 stand di Amministrazioni Postali provenienti da paesi di tutto il mondo. Le poste ungheresi, albanesi e di San Marino emisero specifici francobolli celebrativi contribuendo a diffondere il nome della città di Rimini nel mondo. Si aggiudicò la medaglia d’oro l’ingegnere italiano Guglielmo Barettoni che aveva presentato quattro fogli unici al mondo della prima emissione olimpica greca del 1896. 

Si potrebbe ben dire che le Olimpiadi di Tokyo del 1964 iniziarono a Rimini, specialità: filatelia!

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